{"id":8613,"date":"2021-06-30T11:29:00","date_gmt":"2021-06-30T09:29:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.unionedirittiumani.it\/?p=8613"},"modified":"2022-01-28T16:20:35","modified_gmt":"2022-01-28T15:20:35","slug":"nota-lordinanza-23-6-2021-n-17970-della-corte-di-cassazione-sezione-terza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.unionedirittiumani.it\/en\/newsletter\/nota-lordinanza-23-6-2021-n-17970-della-corte-di-cassazione-sezione-terza\/","title":{"rendered":"NOTA: L&#8217;Ordinanza 23.6.2021 n. 17970 della Corte di Cassazione, Sezione terza"},"content":{"rendered":"\n<p>di Gaetano Di Muro<\/p>\n\n\n\n<p>Non si era ancora pienamente diffusa la sconcertante notizia della sentenza &#8220;ammazzaricorsi&#8221; 1.6.2021 n. 15771 delle Sezioni unite, che ecco proporsi la pacata riflessione, prima ancora del popolo dei giuristi, della stessa Corte di Cassazione (Sezione terza, Ordinanza 23.6.2021 n.17970, presidente-estensore Travaglino) che, a fronte dell&#8217;insormontabile principio di diritto, costituente ormai diritto vivente, affermato dalle Sezione Unite, ritiene inevitabile la rimessione alla Corte Costituzionale della questione di legittimit\u00e0 costituzionale dell&#8217;art. art. 35 bis, c.13 d.lgs. n. 25\/2008&nbsp; cos\u00ec come interpretato dalle SS.UU., che ravvisa nella norma in questione &#8220;una speciale ipotesi di \u201cinammissibilit\u00e0 del ricorso\u201d, nel caso di mancata certificazione della data di rilascio della procura in suo favore da parte del difensore&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>Avverte la Sezione che la\nrimessione alla Corte non \u00e8 funzionale ad una (impossibile) pronuncia volta ad\nuna interpretazione difforme rispetto a quella adottata dalle sezioni unite con\nla sentenza 15177\/2021, bens\u00ec ad &#8220;una valutazione di costituzionalit\u00e0\ndella norma, nella sua portata di diritto vivente, proprio per effetto di tale\npronuncia &#8220;. <\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;articolata ordinanza,\nmeritevole di attenta lettura, ritiene che tale disposizione, cos\u00ec come\ninterpretata, violi, con i principi di razionalit\u00e0, sia la nostra Costituzione,\nsia la Carta dei diritti UE. In particolare, risulta contraria agli artt. 3,\n10, 24, 111 della Costituzione e all&#8217;art. 117 Cost. in relazione alla direttiva\n2013\/32\/UE con riferimento agli artt. 28 e 46 \u00a7 11 e contrastante con gli artt.\n47 della Carta dei diritti UE, 18 e 19, \u00a72 della medesima Carta, 6, 7, 13 e 14\ndella CEDU. Sebbene implicito, aggiungerei l&#8217;art. 3 della Costituzione con\nriferimento all&#8217;art. 16 comma 2 della Convenzione di Ginevra del 1951 sullo\nStatuto dei rifugiati, che parifica questi ultimi ai cittadini. <\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;Ordinanza va letta. Essa \u00e8\nricca di spunti di riflessione. <\/p>\n\n\n\n<p>Per citare solo alcuni dei pi\u00f9\nrilevanti, la Sezione evidenzia, sotto il profilo dell&#8217;esegesi testuale e della\nragionevolezza, che l&#8217;art. 35, nella sua formulazione letterale, riserva la\nsanzione dell&#8217;inammissibilit\u00e0 al solo presupposto della posteriorit\u00e0 del\nconferimento della procura rispetto al provvedimento impugnato (&#8220;la\nprocura alle liti ..deve essere conferita, a pena di inammissibilit\u00e0 del\nricorso, in data successiva alla comunicazione del decreto impugnato;&#8221;),\nma non anche alla certificazione della data del rilascio: Infatti, avverte la\nSezione, il sintagma &#8220;a tal fine&#8221; appare, sul piano lessicale,\noggettivamente riferito al requisito della posteriorit\u00e0 della procura rispetto\nalla data del provvedimento impugnato (&#8220;a tal fine il difensore certifica\nla data di rilascio in suo favore della procura medesima&#8221;). Sicch\u00e8, alla\nluce di un&#8217;interpretazione letterale della norma (ubi lex voluit, dixit), la\ncertificazione della data non \u00e8 richiesta a pena di inammissibilit\u00e0 n\u00e8, in\nmancanza di una espressa disposizione, \u00e8 possibile che tale gravissima sanzione\nprocessuale sia ricavabile aliunde in via presuntiva. Consegue che &#8220;Il\nfine&#8221;&nbsp; di certificazione della data\nche la norma si prefigge, ben potrebbe realizzarsi aliunde, sia confrontando la\ndata del provvedimento impugnato con quella del mandato, sia desumendo la data\ndel rilascio dall&#8217;autentica della firma, &#8220;in ossequio al principio della\nstrumentalit\u00e0 delle forme processuali e del raggiungimento dello scopo&#8221;,\npi\u00f9 volte affermato dalla Cassazione, anche a sezioni unite. <\/p>\n\n\n\n<p>Conclude sul punto la Sezione che\nla mancata certificazione della data &#8220;posteriore&#8221;, comunque\nrisultante dall&#8217;atto, costituirebbe una mera irregolarit\u00e0, &#8220;non essendo le\nforme processuali prescritte per la realizzazione di un valore in se, ma per il\nperseguimento di un certo risultato, onde l&#8217;inosservanza di un requisito\nformale risulta irrilevante se l&#8217;atto viziato ha ugualmente raggiunto il suo\nscopo&#8221; (cos\u00ec, testualmente, Cass. 24990\/2021, cit.). <\/p>\n\n\n\n<p>Passando all&#8217;esame critico della\nratio legis posta a fondamento della decisione delle Sezioni Unite (e quindi\ndella norma), la Sezione rileva che l&#8217;onere, a carico del difensore, di\nseparata certificazione della data di rilascio della procura, duramente\nsanzionato con l&#8217;inammissibilit\u00e0 del ricorso del richiedente asilo, non solo\nnon appare essenziale per l&#8217;accertamento della posteriorit\u00e0 del rilascio\nrispetto alla pubblicazione del provvedimento impugnato, ma risulta, per molti\nversi, estraneo al sistema, illogico e contraddittorio, sia con riferimento al\nruolo dell&#8217;avvocato confermato sin qui dal codice del 1940 e alla sua limitata\nfunzione certificatoria della identit\u00e0 personale del sottoscrittore del mandato\nin suo favore, sia in relazione al possibile abuso di mandati in bianco che,\nove accertato, costituisce chiara violazione -non solo deontologica- dei doveri\nprofessionali, imputabile al professionista, ma non riversabile sugli\nimmigrati, mediante una funzione &#8220;deflattiva&#8221; destinata a colpire,\nattraverso la sanzione di inammissibilit\u00e0 dei ricorsi, i loro diritti\nsoggettivi e talvolta la loro stessa sopravvivenza. Senza considerare che\nl&#8217;avvocato aduso ad autenticare i mandati apponendo date fittizie, continuer\u00e0 a\nfarlo &#8220;certificando&#8221; date fittizie.<\/p>\n\n\n\n<p>D&#8217;altronde, al di l\u00e0 della\nillogicit\u00e0 di desumere la prova della persistenza dell&#8217;interesse (al diritto\nalla vita) dalla permanenza in Italia del ricorrente, il sistema risulta\nirrazionale l\u00ec ove, da un canto, impone la permanenza in Italia dello straniero\ne dall&#8217;altro, eliminando l&#8217;automatica sospensione del provvedimento impugnato,\nne consente l&#8217;espulsione o l&#8217;allontanamento. Con l&#8217;ovvia conseguenza,\nevidenziata dalla stessa dottrina solo in parte evocata dalle SS.UU., &#8220;che\nse il ricorrente, nei casi in cui la sospensiva non \u00e8 prevista automaticamente\novvero non \u00e8 stata concessa, \u00e8 stato espulso oppure si \u00e8 allontanato\ndall&#8217;Italia, non pu\u00f2 rilasciare la procura al difensore il per ricorso in\nCassazione (a meno che il difensore lo raggiunga nel Paese in cui si\ntrova)&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Quanto poi alla violazione\ndell&#8217;art. 3 Cost. (aggiungerei: anche in riferimento all&#8217;art. 16 della\nConvenzione di Ginevra del 1951 sullo Statuto dei rifugiati, secondo cui\n&#8220;nello Stato Contraente in cui ha la sua residenza abituale, ciascun\nrifugiato fruisce dello stesso trattamento concesso ai cittadini di detto\nStato&#8221;), la Sezione, dopo aver richiamato il &#8220;recente\ninsegnamento&#8221; (Corte cost. n. 186 del 2020), secondo cui &#8220;il dato\nletterale del riferimento ai &#8220;cittadini&#8221; contenuto nell&#8217;art. 3 Cost.\n&#8230;. risulta da tempo superato dall&#8217;interpretazione che reputa tale principio\noperante anche per gli stranieri tutte le volte in cui si tratti di tutelare\ndiritti fondamentali. Di qui, la conseguenza che non \u00e8 consentito al legislatore\nintrodurre regimi differenziati circa il trattamento da riservare ai singoli\nconsociati se non in presenza di una causa normativa non palesemente\nirrazionale o, peggio, arbitraria (Corte cost. n. 432 del 2005)&#8221;, la\nSezione critica la tautologica affermazione (delle SS.UU.) secondo cui\n&#8220;non vi \u00e8 alcuna materia regolata dal diritto interno omogenea a quella\ndella protezione internazionale e dell&#8217;asilo che .. goda di una tutela\nmaggiormente protettiva con riguardo alla proposizione del ricorso per cassazione&#8221;.\n<\/p>\n\n\n\n<p>Tale affermazione, secondo la\nSezione, oltre a mancare di qualsiasi giudizio di comparazione con procedimenti\nanaloghi in applicazione dei criteri indicati dalla Corte di giustizia\n(oggetto, causa, elementi essenziali), \u00e8 smentita dal rilievo che sia il\nprocedimento diretto al riconoscimento dello status di apolide, sia il\nprocedimento in materia di riconoscimento della protezione umanitaria nei casi\ndi cui ai D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, art. 32, comma 6, di cui alla lett.\nd), non prevedono alcuna &#8220;specialit\u00e0&#8221; della procedura di rilascio\ndella procura sub specie della certificazione della data a pena di\ninammissibilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Sicch\u00e8, in violazione degli artt.\n3 e 24 della Costituzione,&nbsp; il citato\nart. l&#8217;art. 35-bis, comma 13 introduce, per una determinata categoria di\nstranieri, un regime processuale comportante un esercizio del diritto di azione\npi\u00f9 gravoso, con riferimento alle modalit\u00e0 di conferimento della procura e alle\nsevere conseguenze derivanti dalla loro inosservanza, non solo rispetto a\nquello riservato ai cittadini e a quello applicabile per gli altri stranieri\nche agiscano davanti al giudice italiano (ai quali, secondo la giurisprudenza\ndi legittimit\u00e0, \u00e8, invece, consentito il rilascio del mandato ad litem nella\nforma prevista dall&#8217;art. 83 c.p.c., \u00abdovendosi presumere la loro presenza nello\nstato italiano, che costituisce il presupposto per la validit\u00e0 della procura\nmedesima, dall&#8217;attestazione del procuratore che ne autentica la\nsottoscrizione\u00bb: Cass. Sez. 6-1, Ordinanza n. 665 del 13\/1\/2011), ma anche\nall&#8217;interno delle medesime categorie di soggetti &#8211; gli apolidi, i richiedenti\nla protezione umanitaria &#8211; senza che tale differenziazione in pejus risulti\nsorretta da alcuna giustificazione logica o razionale. <\/p>\n\n\n\n<p>Infatti, secondo l&#8217;insegnamento\ndella Corte Costituzionale &#8220;il principio di eguaglianza comporta che a una\ncategoria di persone, definita secondo caratteristiche identiche o\nragionevolmente omogenee in relazione al fine obiettivo cui \u00e8 indirizzata la\ndisciplina normativa considerata, deve essere imputato un trattamento giuridico\nidentico od omogeneo, ragionevolmente commisurato alle caratteristiche\nessenziali in ragione delle quali \u00e8 stata definita quella determinata categoria\ndi persone&#8221; (sent. n. 163 del 1993)<\/p>\n\n\n\n<p>Invitando ancora una volta alla lettura\ndell&#8217;Ordinanza, va, alla fine di queste note, segnalato un ulteriore spunto di\nriflessione della Sezione remittente: se la mutilazione del giudizio di appello\nrisulta coerente con l&#8217;insegnamento del giudice delle leggi in materia di\ndoppio grado di giudizio di merito, non altrettanto pu\u00f2 dirsi del rimedio del\nreclamo la cui mancata previsione non consente il diritto &#8220;ad un completo\nriesame del merito&#8221; ritenuto doveroso in tema di diritti fondamentali\ndella persona (Corte cost., 18-07-1986, n. 200; Corte cost., 21-07-1983, n.\n224), siano essi riferibili a cittadini, stranieri, apolidi, ovvero stranieri\nrichiedenti asilo (art. 10 della Carta costituzionale).<\/p>\n\n\n\n<p>Concludendo, sorge spontaneo il\npensiero che la bellezza dell&#8217;Italia e della sua giustizia, sta nell&#8217;autonomia\ndei suoi giudici, nell&#8217;irrequietezza del loro spirito, nella loro capacit\u00e0 di\nresistere alla tentazione del precedente autorevole, per riaffermare i principi\ndi giustizia, ritenuti &#8211; a torto o ragione- violati.&nbsp; <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Gaetano Di Muro<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":8614,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[252],"tags":[],"class_list":["post-8613","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-newsletter"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.4 - 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