{"id":8917,"date":"2021-10-27T14:47:48","date_gmt":"2021-10-27T12:47:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.unionedirittiumani.it\/?p=8917"},"modified":"2023-05-04T12:27:09","modified_gmt":"2023-05-04T10:27:09","slug":"convenzione-europea-diritti-uomo-emergenza-pandemica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.unionedirittiumani.it\/en\/newsletter\/convenzione-europea-diritti-uomo-emergenza-pandemica\/","title":{"rendered":"La Convenzione Europea dei Diritti dell\u2019Uomo e l\u2019emergenza pandemica"},"content":{"rendered":"\r\n<p>di Emilio Robotti<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p><a>La Corte Europea dei Diritti dell\u2019Uomo ha pubblicato ad ottobre 2021 uno dei propri <em>Factsheet<\/em>, avente a tema la crisi sanitaria ancora in corso determinata dal virus SARS -CoV-2 e dalla malattia Covid-19 che esso provoca, analizzando l\u2019impatto sui diritti previsti dalla CEDU, attraverso l\u2019analisi dei casi esaminati sino ad ora dalla Corte di Strasburgo.<\/a><\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Vediamo le principali decisioni edi ricorsi pendenti citati in tale documento.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Il <a href=\"https:\/\/www.echr.coe.int\/Documents\/FS_Covid_ENG.pdf\"><em>Factsheet \u2013 COVID-19 health crisis<\/em><\/a>analizza prima di tutto i criteri di ammissibilit\u00e0 del ricorso alla Corte, tra i quali la condizione di vittima del ricorrente.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Sotto tale profilo, vengono ricordati il caso <a href=\"http:\/\/hudoc.echr.coe.int\/fre?i=003-6873639-9217565\"><em>Le Mailloux c. France<\/em><\/a><em>, <\/em>dove era stata dedotta la violazione dell\u2019articolo 2 CEDU (diritto alla vita), dell\u2019articolo 3 CEDU (divieto di trattamenti inumani o degradanti), dell\u2019articolo 8 CEDU (diritto al rispetto della vita privata e familiare) e dell\u2019articolo 10 CEDU (diritto alla libert\u00e0 di espressione) della Convenzione Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Il ricorrente lamentava il mancato adempimento da parte dello Stato (la Francia) degli obblighi positivi di protezione della vita e dell&#8217;integrit\u00e0 fisica delle persone sotto la sua giurisdizione durante la pandemia. il riferimento era in particolare alle restrizioni nell&#8217;accesso ai test diagnostici, alle misure preventive ed ai tipi specifici di trattamento, nonch\u00e9 l&#8217;interferenza nella vita privata delle persone, che stavano morendo in solitudine a causa del virus. Il ricorso \u00e8 stato considerato inammissibile, perch\u00e9 il ricorrente aveva censurato le misure disposte dallo stato francese per contrastare la diffusione del virus tra l\u2019intera popolazione della Francia, ma non aveva dimostrato o comunque dedotto di essere stato egli stesso infettato dal virus, n\u00e9 di aver contratto la malattia e quindi di aver assunto la condizione di vittima. La Corte ha ribadito che la Convenzione e la propria giurisprudenza non prevedono una <em>actio popularis<\/em>, ma solo il ricorso individuale di vittime di violazioni della Convenzione in base all\u2019art. 34 CEDU. Ricorso nel quale il ricorrente deve dimostrare, con prove ragionevoli e convincenti, di essere stato direttamente interessato dalla violazione della Convenzione denunciata.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Sempre sotto il profilo della (in)ammissibilit\u00e0 dei ricorsi, particolarmente interessante \u00e8 il caso <a href=\"http:\/\/hudoc.echr.coe.int\/eng-press?i=003-7145978-9686694\"><em>Zambrano c. France<\/em><\/a>, perch\u00e9 relativo al \u201c<em>pass sanitaire\u201d<\/em>, strumento giuridico analogo al \u201cGreen pass\u201d italiano. Anche tale ricorso \u00e8 stato dichiarato inammissibile per diverse ragioni. Un primo profilo di inammissibilit\u00e0 \u00e8 stato dichiarato dalla Corte per il mancato esaurimento dei ricorsi interni, a cui si \u00e8 aggiunto per\u00f2 l\u2019abuso del diritto al ricorso individuale.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Infatti, il caso riguarda un docente universitario, Guillaume Zambrano, che contesta il &#8220;pass sanitario&#8221; introdotto in Francia nel 2021 e che ha creato un movimento contro il \u201c<em>pass sanitaire<\/em>\u201d.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Sul proprio sito web, il sig. Zambrano invitava a compilare un modulo da egli precompilato al fine di aumentare il numero di ricorsi alla Corte europea e quindi presentare in tal modo una sorta di domanda collettiva (come abbiamo visto, non ammessa dalla Convenzione e dalla Corte: <a href=\"http:\/\/hudoc.echr.coe.int\/fre?i=003-6873639-9217565\"><em>Le Mailloux c. France<\/em><\/a> visto un precedenza). Una \u201c<em>strategia legale\u201d <\/em>con l\u2019esplicito obiettivo di &#8220;<em>paralizzare le operazioni<\/em>&#8221; della Corte di Strasburgo innescandone la &#8220;<em>congestione, carico di lavoro eccessivo e arretrato<\/em>&#8221; e addirittura di &#8220;<em>forzare la porta d&#8217;ingresso della Corte<\/em>&#8221; al fine di \u201c<em>far deragliare il sistema<\/em>&#8221; stesso della Corte.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Azione effettivamente quindi in contrasto sia con lo spirito della Convenzione, che con gli obiettivi da essa perseguiti, come ha rilevato la Corte.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Tale approccio del sig. Zambrano ha portato al deposito di 18.000 ricorsi \u201cstandardizzati\u201d presso la Corte di Strasburgo, per i quali per\u00f2 non sono stati soddisfatte nel termine temporale assegnato dalla Corte, le condizioni previste dalla Regolamento della Corte(<em>Rule 47 \u00a7 1<\/em> : contenuto del ricorso individuale) e per questo dichiarati inammissibili: in breve, ci\u00f2 che \u00e8 successo \u00e8 che le richieste della Corte di integrare ognuno di quelle migliaia di fascicoli, sono rimaste tutte senza risposta.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Rispetto al diritto alla vita (art. 2 CEDU) e alla proibizione della tortura e dei trattamenti inumani e degradanti (art. 3 CEDU), il <em>factsheet<\/em> cita il ricorso <a href=\"http:\/\/hudoc.echr.coe.int\/fre?i=003-6960968-9367585\">Feilazoo v. Malta<\/a>, relativo al caso di un cittadino nigeriano in regime di detenzione per immigrazione irregolare.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>La detenzione era consistita in un isolamento di fatto per circa sette settimane, seguito per\u00f2 da un altro periodo di detenzione nel quale il ricorrente era stato collocato insieme ad altri immigrati arrivati successivamente, richiedenti asilo protezione internazionale e collocati insieme al ricorrente in regime di quarantena Covid-19. La Corte ha dichiarato la violazione dell\u2019art. 3 rispetto alle inadeguate condizioni di detenzione sofferte dal ricorrente, perch\u00e9 la collocazione con altre persone che lo ponevano in una situazione di rischio per la sua salute personale, a maggior ragione dopo un lungo isolamento senza giustificazione ed in assenza di alcuna considerazione per la sua situazione personale, non potevano essere considerate misure compatibili con le basilari esigenze sanitarie del ricorrente.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Dichiarato inammissibile invece il ricorso <a href=\"http:\/\/hudoc.echr.coe.int\/eng?i=001-211047\">\u00dcnsal and Timtik v. Turkey<\/a> per manifesta infondatezza: secondo la Corte lo stato di salute dei due detenuti, in sciopero della fame durante la pandemia, non avrebbe richiesto misure diverse rispetto a quelle adottate dalle autorit\u00e0. Il caso \u00e8 di particolare e triste notoriet\u00e0, perch\u00e9 entrambi i ricorrenti sono due dei molti Avvocati turchi arrestati dopo la svolta autoritaria imposta dal presidente Erdogan, che ha portato in carcere anche altre migliaia di dipendenti pubblici, giornalisti, magistrati.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Ebru Timkik, una delle ricorrenti era una coraggiosa Avvocata turca, in carcere per aver difeso persone sgradite alle autorit\u00e0, tra i due avvocati ricorrenti \u00e8 la pi\u00f9 tristemente nota perch\u00e9 purtroppo deceduta durante la detenzione e lo sciopero della fame da egli portato avanti fino alla morte, prima che la Corte decidesse non solo questo ricorso nel merito, ma anche un ricorso urgente per una misura <em>ad interim <\/em>nei suoi confronti e dell\u2019Avvocato \u00dcnsal. Il ricorso di merito \u00e8 stato respinto solo per quest\u2019ultimo, unico dei due ricorrenti rimasto in vita.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Il <em>factsheet <\/em>inoltre segnala altri ricorsi ad oggi pendenti nei confronti del Regno Unito, della Grecia, di Malta, dell\u2019Italia e della Francia, relativi a casi di detenuti che hanno lamentato situazioni di violazione della Convenzione rispetto agli art. 2 e 3 CEDU relativamente alle loro condizioni di detenzione durante l\u2019emergenza pandemica.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Rispetto al diritto alla libert\u00e0 ed alla sicurezza (art. 5 CEDU) la Corte ha dichiarato in parte inammissibile (per il resto, il ricorso \u00e8 ancora pendente) il ricorso <a href=\"http:\/\/hudoc.echr.coe.int\/fre?i=003-6981073-9400822\">Fenech v. Malta<\/a>, in cui veniva lamentata la sospensione dei procedimenti penali a causa della emergenza pandemica. La Corte ha ritenuto in parte manifestamente infondato il ricorso, perch\u00e9 il ricorrente \u2013 in custodia cautelare in carcere per sospetto coinvolgimento in un omicidio &#8211; non aveva segnalato alcuna anomalia o ritardo nel procedimento, salvo la sospensione dei procedimenti penali dovuta all\u2019emergenza pandemica, evento assolutamente eccezionale e giustificato da misure legislative a tutela della salute e dell\u2019interesse pubblico; secondo la Corte non potendosi nemmeno sostenere che il dovere di particolare diligenza da parte dell\u2019autorit\u00e0 giudiziaria nel valutare la condizione di un detenuto non fosse stato osservato nel caso in esame.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>In <a href=\"http:\/\/hudoc.echr.coe.int\/eng-press?i=003-7024603-9478039\">Terhe\u015f v. Romania<\/a> il ricorrente, un cittadino rumeno eletto al Parlamento europeo che nel 2019 si trovava nel suo paese al tempo della dichiarazione del lockdown per la pandemia, sosteneva che il lockdown era contrario all\u2019art. 5 CEDU, essendo egli stato privato della sua libert\u00e0. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, non ritenendo il lockdown una misura comparabile agli arresti domiciliari, come invece sostenuto dal ricorrente. Inoltre, secondo la Corte, il livello di restrizione della libert\u00e0 di movimento del ricorrente conseguente alle misure adottate dallo stato rumeno non poteva essere ritenuto una deprivazione della libert\u00e0 e quindi una violazione della Convenzione. In particolare, secondo la Corte, il ricorrente non aveva esplicitato lo specifico impatto delle misure di lockdown sulla sua personale situazione, n\u00e9 dedotto di essere stato confinato nella propria abitazione per l\u2019intera durata del lockdown. In definitiva, insomma, il ricorrente non aveva fornito alcuna informazione che potesse descrivere la sua reale esperienza personale durante il lockdown.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Nel caso <a href=\"http:\/\/hudoc.echr.coe.int\/eng?i=002-13357\">Bah v. the Netherlands<\/a> il ricorrente lamentava la violazione dell\u2019art. 5 \u00a7 4 CEDU (diritto ad una rapida decisione sulla legittimit\u00e0 della detenzione) per l\u2019impossibilit\u00e0 ad essere sentito di persona, o almeno in videoconferenza, nel procedimento di appello relativo al suo caso durante la fase iniziale della pandemia. La Corte ha ritenuto il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza, poich\u00e9 la mancata presenza all\u2019udienza era stata causata dalla situazione imprevista manifestatasi durante le prime settimane dell\u2019emergenza pandemica ed il ricorrente era stato rappresentato in udienza dal proprio Avvocato, con il quale era in contatto telefonico e con il quale aveva avuto la possibilit\u00e0 di avere regolari contatti. Ci\u00f2 non aveva avuto secondo la Corte impatto sui diritti fondamentali applicabili alla situazione del ricorrente ed era giustificato da una situazione eccezionale e dall\u2019interesse alla salute pubblica.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Diversi altri ricorsi sono pendenti nei confronti di Cipro, della Francia rispetto alla violazione del diritto alla libert\u00e0 (art. 5 CEDU) e contro la Grecia e la Russia anche per il diritto ad un equo processo (art. 6 CEDU)<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>In merito al diritto al rispetto della vita privata e familiare (art. 8 CEDU) il ricorso <a href=\"http:\/\/hudoc.echr.coe.int\/fre?i=001-206078\">D.C. v. Italy (no. 17289\/20)<\/a> nel quale veniva lamentato che le autorit\u00e0 non avevano preso misure per assicurare il mantenimento dei legami familiari tra il ricorrente e la figlia di cinque anni durante il lockdown, il procedimento \u00e8 stato cancellato dalla Corte dopo che il ricorrente ha informato la cancelleria che la prima udienza era stata anticipata al giugno 2020 per decidere misure cautelari nell\u2019interesse della minore.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>In materia di vaccinazione obbligatoria contro il Covid-19 per determinate professioni e nello specifico i pompieri, risulta invece ancora pendente il ricorso <a href=\"http:\/\/hudoc.echr.coe.int\/eng-press?i=003-7145912-9686564\">Thevenon v. France (no. 46061\/21)<\/a> per il quale la Corte aveva rigettato la richiesta di misure <em>ad<\/em> <em>interim.<\/em> La Corte ha notificato il ricorso al governo francese e sollevato domande relativamente ai criteri di ammissibilit\u00e0 del ricorso, all\u2019art. 8 CEDU, all\u2019art. 14 (divieto di discriminazione) e all\u2019art. 1 (protezione della propriet\u00e0) protocollo n. 1 della Convenzione.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Relativamente alla libert\u00e0 di pensiero, di coscienza e religione protetti dalla Convenzione, la Corte ha notificato (art. 6 ed art. 9 CEDU) un ricorso al governo rumeno in materia di libert\u00e0 di religione (art. 9 CEDU), <a href=\"file:\/\/\/C:\/Users\/praticante1\/AppData\/Local\/Microsoft\/Windows\/INetCache\/Content.Outlook\/LPZ3C2PM\/Sp\u00eenu%20v.%20Romania%20(no.%2029443\/20)\">Sp\u00eenu v. Romania (no. 29443\/20)<\/a>, relativo ad un caso in cui il ricorrente, un carcerato appartenente alla Chiesa Avventista del Settimo giorno, ha contestato il rifiuto delle autorit\u00e0 a consentirgli di recarsi in una chiesa a Bucarest per tenere le funzioni religiose del sabato (Sabbath) durante l\u2019emergenza pandemica.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Le autorit\u00e0 rumene hanno infatti ritenuto che solo le attivit\u00e0 assolutamente necessarie potessero essere svolte al di fuori del carcere, interrompendo in tal modo l\u2019assistenza religiosa e morale ai detenuti; mentre il ricorso <a href=\"http:\/\/hudoc.echr.coe.int\/fre?i=002-13182\">Association of orthodox ecclesiastical obedience v. Greece (no. 52104\/20<\/a>) notificato al governo greco riguarda la proibizione del culto collettivo nel contesto della pandemia Covid-19.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Il ricorso <a href=\"http:\/\/hudoc.echr.coe.int\/fre?i=001-210389\">Magdi\u0107 v. Croatia (no. 17578\/20)<\/a> \u00e8 stato invece notificato al governo croato per violazione dell\u2019art. 9 CEDU, dell\u2019art. 11 (libert\u00e0 di riunione e di associazione) e dell\u2019art. 2 (libert\u00e0 di movimento) riguardo alle misure di contrasto alla diffusione del Covid-19.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Relativamente alla libert\u00e0 di pensiero, la Corte ha notificato al governo russo (art. 10 CEDU \u2013 libert\u00e0 di espressione, ma anche art. 6 \u00a7 1 CEDU &#8211; diritto ad un equo processo;) il ricorso <a href=\"http:\/\/hudoc.echr.coe.int\/fre?i=001-206384\">Avagyan v. Russia (no. 36911\/20)<\/a>. Il ricorrente aveva pubblicato su Instagram un <em>post <\/em>nel quale sosteneva, tra altre cose, che in Russia non vi erano veri casi di Covid-19 nella regione del Krasnodar e per questo era stato condannato, per diffusione di false informazioni su Internet, ad una multa di 30.000 rubli (equivalenti a circa 390 euro), vedendo rigettata la propria impugnazione anche in grado di appello.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Infine, con riferimento alla libert\u00e0 di riunione e di associazione (art. 11 CEDU) la Corte ha notificato al governo svizzero il ricorso <a href=\"http:\/\/hudoc.echr.coe.int\/fre?i=001-205025\">Communaut\u00e9 genevoise d\u2019action syndicale (CGAS) v. Switzerland (no.21881\/20)<\/a> relativo al divieto di manifestare durante la pandemia Covid-19.<\/p>\r\n\r\n\r\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Emilio Robotti<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":8900,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[252],"tags":[],"class_list":["post-8917","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-newsletter"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.5 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>La Convenzione Europea dei Diritti dell\u2019Uomo e l\u2019emergenza pandemica - Unione dei Diritti Umani<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.unionedirittiumani.it\/newsletter\/convenzione-europea-diritti-uomo-emergenza-pandemica\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"en_US\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"La Convenzione Europea dei Diritti dell\u2019Uomo e l\u2019emergenza pandemica - 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