{"id":9198,"date":"2022-01-28T16:05:36","date_gmt":"2022-01-28T15:05:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.unionedirittiumani.it\/?p=9198"},"modified":"2023-05-04T15:01:32","modified_gmt":"2023-05-04T13:01:32","slug":"d-m-n-c-italia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.unionedirittiumani.it\/en\/newsletter\/d-m-n-c-italia\/","title":{"rendered":"La Corte Europea dei diritti dell\u2019uomo condanna l\u2019Italia per la violazione del diritto al rispetto della vita privata e familiare in un caso avente ad oggetto una dichiarazione di adottabilit\u00e0"},"content":{"rendered":"\r\n<p>di Margherita Tommasini<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Con sentenza pubblicata il 20 gennaio 2022, la Prima Sezione della Corte Europea dei diritti dell\u2019uomo si pronunciava sul caso <em>D.M. e N. c. Italia<\/em> (ricorso n. 60083\/19), confermando la sua giurisprudenza in merito alla dichiarazione di adottabilit\u00e0.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Nella fattispecie, a seguito di violenze domestiche da parte del compagno, la prima ricorrente (di seguito anche \u201cla madre\u201d) e sua figlia (di seguito \u201cseconda ricorrente\u201d o \u201cla minore\u201d) venivano accolte in una casa-famiglia di Brescia. La prima ricorrente era riuscita a riacquisire un\u2019indipendenza economica dall\u2019ex-compagno e aveva intrapreso altre relazioni affettive.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Nel corso dei primi due anni nella casa-famiglia, i rapporti emessi dai servizi sociali riportavano positivamente i progressi compiuti dalla madre e il forte legame con sua figlia. Tuttavia, in svariati rapporti del 2015, gli operatori della casa-famiglia denunciavano l\u2019incapacit\u00e0 genitoriale della madre e chiedevano al Tribunale l\u2019affidamento della minore. Tra le varie questioni sollevate dagli operatori figuravano in particolare delle dichiarazioni di terzi \u2013 la cui affidabilit\u00e0 non \u00e8 mai stata verificata &#8211; in merito alla vita affettiva dell\u2019interessata nonch\u00e9 a comportamenti sessualizzati della minore. Il 3 settembre 2015 il pubblico ministero chiedeva la sospensione dell\u2019autorit\u00e0 parentale della prima richiedente e l\u2019apertura di una procedura di adottabilit\u00e0 della minore. Fin da subito, la prima ricorrente aveva chiesto che fosse disposta una consulenza tecnica d\u2019ufficio (CTU) volta a verificare le proprie capacit\u00e0 genitoriali e lo stato di salute psichica della seconda ricorrente.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Il 15 dicembre 2015, con ordinanza immediatamente esecutoria, il Tribunale dichiarava l\u2019adottabilit\u00e0 della seconda ricorrente. Veniva dunque sospesa l\u2019autorit\u00e0 parentale dei genitori, nonch\u00e9 le visite con la minore, e si ordinava l\u2019affidamento di quest\u2019ultima ad una coppia in vista dell\u2019adozione. Sulla base dei resoconti forniti dagli operatori sociali e senza ritenere necessario disporre una CTU, il Tribunale riscontrava un\u2019incapacit\u00e0 genitoriale irreversibile della madre. Riteneva, <em>inter alia<\/em>, che la ricorrente conducesse uno stile di vita instabile in ragione dei vari lavori occasionali che esercitava, ma soprattutto perch\u00e9 \u201csi era legata ad un uomo che la maltrattava\u201d e \u201caveva scelto di concepire un bambino con un uomo che aveva appena incontrato\u201d (traduzione della scrivente).<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Nel proporre appello dinanzi alla Corte di appello di Brescia, la madre reiterava la richiesta di CTU, evidenziandone la necessariet\u00e0 per indagare i comportamenti sessualizzati della minore di cui il Tribunale si era detto preoccupato. La Corte d\u2019appello rigettava sostenendo che, oltre al periodo di osservazione a cui le ricorrenti erano state sottoposte, il Tribunale aveva condotto un\u2019indagine autonoma, e che, nonostante vi fosse un margine di recupero delle capacit\u00e0 genitoriali, tale opzione avrebbe interessato un lasso di tempo tale da ritenere preferibile una dichiarazione di adottabilit\u00e0 della minore.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Avverso la sentenza della Corte d\u2019appello veniva proposto ricorso per Cassazione. La prima ricorrente lamentava la violazione dell\u2019articolo 15 della L. n. 184 del 1983 e dell\u2019articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell\u2019uomo (diritto al rispetto della vita privata e familiare) in ragione della mancata CTU e ritenendo infondata la dichiarazione dello stato di abbandono della minore. Con sentenza del 12 febbraio 2019, la Cassazione rigettava il ricorso ritenendo che la dichiarazione di adottabilit\u00e0 fosse provvista di base legale e che il respingimento della richiesta di CTU fosse stato adeguatamente motivato.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>A fronte di tale decisione, la prima ricorrente proponeva ricorso alla Corte Edu, sollevando una violazione dell\u2019articolo 8 della Convenzione. La ricorrente sosteneva che, da un lato, la dichiarazione di adottabilit\u00e0 della figlia non era stata motivata da circostanze eccezionali, la sussistenza delle quali \u00e8 necessaria affinch\u00e9 una misura radicale come la rottura del legame familiare possa trovare applicazione (si veda a riguardo l\u2019articolo 8 della L. n. 184 del 1983). Dall\u2019altro lato, la ricorrente evidenziava che le autorit\u00e0 italiane non avevano compiuto gli sforzi necessari ad evitare una misura cos\u00ec estrema quando invece sarebbe stato sufficiente intraprendere un percorso di sostegno mirato a destinazione dei genitori. Secondo la ricorrente, le misure adottate dalle giurisdizioni interne hanno provocato un profondo trauma alla minore che ha sub\u00ecto una repentina rottura del legame con i genitori.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Nel pronunciarsi all\u2019unanimit\u00e0, la Corte Edu ha ravvisato una violazione dell\u2019art. 8 della Convenzione.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>L\u2019analisi della Corte prende origine dal consolidato principio (si veda, <em>inter alia<\/em>, <em>Barnea e Caldararu c. Italia<\/em>, n. 37931\/15, \u00a763, 20 giugno 2017) secondo cui ogni misura volta a separare un genitore ed un figlio costituisce un\u2019ingerenza del diritto al rispetto della vita privata e familiare salvo che se (1) prevista dalla legge, (2) adottata allo scopo di soddisfare un interesse legittimo ai sensi dell\u2019articolo 8\u00a72 della Convenzione, e (3) necessaria in una societ\u00e0 democratica.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Nel caso di specie, la Corte considera che le misure adottate dalle autorit\u00e0 italiane costituivano un\u2019ingerenza, integrando per\u00f2 i primi due criteri. La questione era quindi se l\u2019ingerenza in questione fosse necessaria in una societ\u00e0 democratica.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>La Prima Sezione della Corte, nell\u2019esame della proporzionalit\u00e0 della misura, ricorda che il fine ultimo degli obblighi positivi in materia che pesano sugli Stati corrisponde alla riunificazione familiare. Difatti, la rottura definitiva del legame familiare per mezzo di una dichiarazione di adottabilit\u00e0 costituisce l\u2019<em>ultima ratio <\/em>cui le autorit\u00e0 devono rivolgersi solamente in circostanze eccezionali e in assenza di misure alternative disponibili. A questo proposito, la Corte ricorda che, se le autorit\u00e0 nazionali beneficiano di un margine di apprezzamento a riguardo, la protezione del minore e l\u2019obiettivo di riunificazione familiare costituiscono interessi che devono sempre essere tenuti in considerazione. Pertanto, la Corte si permette un controllo pi\u00f9 rigoroso con riguardo alle misure supplementari che le autorit\u00e0 possono prendere, ad esempio in merito al diritto di visita, le quali rischiano di intaccare pesantemente il diritto al rispetto della vita privata e familiare degli interessati.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Con riguardo al caso specifico, la Corte ha ritenuto che, in ragione dell\u2019ingerenza nella vita privata e familiare che la dichiarazione di adottabilit\u00e0 comporta, la mera considerazione temporale sostenuta dalle autorit\u00e0 italiane &#8211; secondo cui, nonostante le possibilit\u00e0 di recupero delle capacit\u00e0 genitoriali da parte della madre fosse comunque preferibile, e nell\u2019interesse superiore della minore, procedere con una tale dichiarazione &#8211; non \u00e8 sufficiente a supportare una rottura radicale e definitiva del legame familiare.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Considerando dunque insufficienti e inadeguati gli elementi di prova su cui veniva fondata la dichiarazione di adottabilit\u00e0, la Corte afferma che le autorit\u00e0 italiane non hanno preso in considerazione misure alternative e meno radicali, pertanto disponibili, volte a salvaguardare il legame tra le due ricorrenti.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Nella sentenza in commento la Corte conclude dichiarando che l\u2019ingerenza nella vita privata e familiare delle ricorrenti non \u00e8 stata proporzionata all\u2019interesse legittimo perseguito.<\/p>\r\n\r\n\r\n\r\n<p>Interessante notare che la Corte dichiara ingiustificate e irrilevanti ai fini della valutazione delle capacit\u00e0 genitoriali della madre le considerazioni delle autorit\u00e0 interne circa la sua libert\u00e0 sessuale e le sue scelte affettive. Tuttavia, la Corte non include in tale osservazione la vittimizzazione secondaria esercitata dalle giurisdizioni interne nell\u2019elencare tra i criteri di apprezzamento delle capacit\u00e0 genitoriali il fatto che la ricorrente \u201csi era legata ad un uomo che la maltrattava\u201d.<\/p>\r\n\r\n\r\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Margherita Tommasini<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":9199,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[252],"tags":[],"class_list":["post-9198","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-newsletter"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.4 - 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