“I respingimenti in mare proseguono nonostante la sentenza della Corte europea” La denuncia del vice presidente della FIDH Lana, che lancia un appello al governo italiano: “Sospenda le attività di cooperazione con la Libia in assenza di garanzie su diritti umani”

“È legittimo il sospetto che i respingimenti nel Mediterraneo verso la Libia proseguano nonostante l’ultima sentenza della Corte  europea dei diritti dell’uomo, il caso Hirsi contro Italia, del 23 febbraio 2012. Sentenza che ha dichiarato illegittimi i respingimenti collettivi e che ha condannato l’Italia”. A denunciarlo è Mario Lana, vice presidente della Federazione internazionale dei diritti umani (Fidh) e presidente dell’Unione forense per la tutela dei diritti umani (Uftdu) commentando il rapporto della Fidh “Libia: si ponga fine alla caccia ai migranti” presentato oggi a Bruxelles e a Yamoussoukro in Costa d’Avorio. Il rapporto raccoglie l’esito della missione
in Libia condotta a giugno 2012 da tre organizzazioni (Fidh, Justice sans frontières pour les migrants e Migreurop) all’interno di 7 centri di detenzione a Tripoli, Bengasi e nella regione di Djebel Nafoussa e ha permesso di fare un bilancio sulle drammatiche condizioni di vita dei migranti.
I respingimenti, ha spiegato Lana, sono stati testimoniati dagli stessi migranti detenuti incontrati durante la missione in Libia, ma mon sono solo i respingimenti a preoccupare la Federazione. Per Lana, infatti, i migranti provenienti dall’Africa Sub-Sahariana sono “vittime di una vera e propria caccia ad opera di ex ribelli che si sono attribuiti il compito di ripulire il paese dai migranti. Vengono eseguiti arresti arbitrari e vengono rinchiusi in campi improvvisati, gestiti da ex ribelli e sottoposti a condizioni inumane e degradanti. Vivono in locali senza aria, caldissimi, sottoposti unicamente alle regole degli ex ribelli. Oltre alla detenzione subiscono anche l’umiliazione di non sapere dove, come e quando torneranno in libertà”.
Condizioni di vita drammatiche documentate dalle tre organizzazioni che devono essere affrontante al più presto, ha spiegato Lana, che lancia un appello al governo italiano affinché “sospenda tutte le attività di cooperazione con la Libia in assenza di misure che garantiscano la protezione dei diritti umani nel paese”. Per Lana, è necessario “rinegoziare gli accordi di cooperazione nel rispetto del diritto internazionale relativo ai diritti umani e rendere pubblici gli accordi. Finora c’è una gestione anomala: si fanno gli accordi ma non si rendono pubblici come è doveroso in un Paese democratico. L’Italia sta rinegoziando gli accordi con la Libia, noi abbiamo il diritto di conoscere le misure che verranno adottate per poter dare anche un contributo”.

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Fonte: Redattore Sociale

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