Roma, 9 novembre 2016 – “Ancora una volta la Corte europea detta la linea all’Italia in materia di diritti civili: con la decisione di ieri anche la  Corte costituzionale si è allineata con Strasburgo sul superamento dell’attribuzione automatica del solo cognome paterno, vecchio baluardo di una società maritale incompatibile con l’auspicato raggiungimento di un’uguaglianza sostanziale uomo – donna”, queste le parole dell’Avv. Prof. Anton Giulio Lana, Presidente dell’Unione forense per la tutela dei diritti umani.

La Corte Costituzionale, in data 8 novembre 2016, con una sentenza che segna la storia della giurisprudenza italiana, ha dichiarato l’illegittimità della norma che prevedeva l’attribuzione ai figli del solo cognome paterno, anche qualora i genitori volessero optare per una scelta diversa.

Il caso in esame riguardava un bambino nato nel 2012 con cittadinanza italiana e brasiliana che, finora, era stato identificato con cognomi diversi nei due Stati.

Ma l’argomento non è nuovo in ambito nazionale e – soprattutto – internazionale. Ed infatti, già nel 2006 la Consulta aveva trattato un caso simile: in quell’occasione, pur dichiarando l’attribuzione automatica del cognome del padre un «retaggio di una concezione patriarcale della famiglia», la Corte dichiarava inammissibile la questione sottolineando che spettava al legislatore trovare la strada risolutiva.

Tuttavia, nessuna normativa è mai stata adottata in materia, e dunque la Corte europea dei diritti dell’uomo, nel caso Cusan e Fazzo c. Italia del 7 gennaio 2014, in applicazione dei principi sanciti agli articoli 14 (divieto di discriminazione) e 8 della Convenzione (diritto al rispetto della vita privata e familiare) aveva condannato l’Italia per aver violato i diritti di una coppia di coniugi negando ai due la possibilità di attribuire alla figlia il cognome della madre anziché quello del padre.

Finalmente anche il giudice costituzionale compie il passo auspicato dalla Corte europea, con la declaratoria di illegittimità dell’automatismo previsto nella norma. Siamo ad una svolta: da domani i nostri figli potranno avere tanto il cognome del padre quanto quello della madre. Cade uno degli ultimi tabù della società patriarcale, non più rappresentativa delle famiglie italiane” conclude il Presidente Lana.

  Per il comunicato stampa pubblicato sul sito ufficiale della FIDH clicca qui.

 

Ufficio Stampa – Responsabile Gioia Silvagni

UNIONE FORENSE PER LA TUTELA DEI DIRITTI UMANI

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