di Maria Paola Costantini 

Con sentenza pubblicata il 9 aprile 2026 (H.D. c. Italia, ricorso n. 41645/23), la Corte Europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per la detenzione illegittima nel C.A.R.A. di Isola di Capo Rizzuto di un migrante minore non accompagnato, inserito in un centro per adulti e con l’impossibilità di uscire, parlare con i suoi avvocati, in condizioni di carenza materiale oltre che in pericolo per la propria incolumità per la sua età.

I profili di violazione accertati dalla Corte sono stati diversi. In primo luogo, la Corte ha rilevato la violazione del diritto alla libertà personale (art. 5, co. 1, lett. f CEDU), a fronte di una detenzione priva di base legale, nei confronti di straniero con permesso di soggiorno collocato per di più in un centro per adulti, protratta per cinque mesi. Nella sentenza viene evidenziata anche la mancata informazione sulle ragioni della privazione della libertà personale (art. 5, co. 2 CEDU) e la mancata decisione “entro un breve termine” sull’istanza ex art. 700 c.p.c. (art. 5, co. 4 CEDU) che il ragazzo aveva presentato e per la quale era stata fissata l’udienza a distanza di 4 mesi, ritenuta non sanata dal tempestivo intervento della stessa Corte EDU (in soli 5 giorni).

Un ulteriore profilo è stato l’accertamento di un trattamento inumano e degradante durante il trattenimento nel centro (art. 3 CEDU). Ciò non solo per l’estrema inadeguatezza delle condizioni igieniche e materiali ma, anche e soprattutto, per le condizioni di detenzione inadatte rispetto all’età e alla vulnerabilità di un minore straniero non accompagnato: assenza di divisione tra adulti e minori, assenza di strutture e servizi educativi, ricreativi e psicologici per minori.

La Corte di Strasburgo ha poi riscontrato la violazione del diritto a un ricorso effettivo davanti al giudice nazionale (art. 13 CEDU), volto a far cessare, in particolare, la violazione del diritto a non subire un trattamento inumano e degradante. Seppure esistente, tale rimedio, è stato ineffettivo poiché in ritardo. A tale riguardo i giudici richiamano anche le sentenze della Corte costituzionale italiana in cui si riconosce che la tutela preventiva cautelare svolge un ruolo importante come rimedio al rischio di violazione di diritti fondamentali.

La decisione si sostanzia anche e in tal senso in un monito nei confronti dello Stato italiano in ordine all’organizzazione e alla gestione dei centri per migranti che dovrebbero garantire gli standard previsti dalle Convenzioni e dalla normativa, specie laddove si tratti di minore. Allo stesso tempo, la Corte invita a costruire un sistema effettivo di rimedi giurisdizionali.