di Pietro Parente e Paola Regina

L’Unione Forense per la Tutela dei Diritti Umani, iscritta presso il Registro della trasparenza dell’Unione Europea è impegnata a monitorare le innovazioni, a livello legislativo ed istituzionale, che incidano sulla tutela dei diritti fondamentali, oltre che sulla tutela dei valori di democrazia e stato di diritto su cui si fonda l’Unione Europea (art. 2TUE). A tal fine, risulta di rilievo segnalare le osservazioni formulate dal Parlamento Europeo a seguito della pubblicazione della Relazione annuale sullo “Stato di diritto” della Commissione Europea dell’8 luglio 2025, elaborata d’intesa con gli Stati membri e trasmessa ai co-legislatori Parlamento Europeo ed al Consiglio (cfr. https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:52025DC0900).

In Parlamento, il relatore, l’eurodeputato Konstantinos Arvanitis (Gruppo “The Left”), aveva presentato il 17 novembre 2025, alla Commissione Libertà Civili” (LIBE) del Parlamento Europeo, un primo commento del testo della Commissione. Ne sono seguiti diversi dibattiti e numerosi emendamenti. Il testo del progetto di Risoluzione parlamentare, sottoposto alla Assemblea Plenaria del Parlamento Europeo, è infine stato adottato dalla commissione LIBE il 14 aprile 2026 con 50 voti a favore, 20 contrari e 2 astenuti. Il testo della Risoluzione parlamentare è stato votato dalla Assemblea Plenaria del Parlamento Europeo il 29 aprile (cfr.: https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-10-2026-0147_IT.docx) con una maggioranza simile (624 votanti, 387 Voti a favore 191 voti contrari e 46 astensioni). Il testo composto da 197 paragrafi, è il frutto di diversi compromessi.

La Risoluzione parlamentare mette in luce diverse problematiche riguardanti sia la Relazione annuale della Commissione Europea, sia l’effettivo “stato di salute” dello “Stato di diritto” nei Paesi membri dell’Unione Europea. Si tratta evidentemente di un testo giuridicamente non vincolante, ma politicamente significativo sia per la Commissione che per gli Stati membri.

Nel merito, la proposta affronta temi essenziali quali l’organizzazione dei sistemi giudiziari, le misure anticorruzione, la protezione dei giornalisti, il pluralismo e la libertà dei media, lo spazio della società civile, il bilancio dell’UE, la dimensione del mercato unico, il processo di allargamento e l’azione esterna dell’UE.

Particolarmente rilevanti sono le sezioni dedicate ai diritti fondamentali, l’uguaglianza e la non-discriminazione, al miglioramento del processo di comunicazione della Commissione e alle raccomandazioni orizzontali. Tutti temi sotto osservazione da parte dell’Unione Forense per la Tutela dei Diritti Umani.

La trasparenza legislativa ed il ruolo della società civile

In primo luogo, per quanto riguarda, il diritto fondamentale dei cittadini alla trasparenza nell’osservazione dei lavori delle Istituzioni, il testo affronta il tema del miglioramento della comunicazione con la società civile da parte della Commissione Europea (Paragrafi 149-167 della proposta parlamentare).

Nella Risoluzione, dapprima si invita la Commissione a garantire una maggiore trasparenza quanto ai criteri utilizzati per selezionare le informazioni provenienti dalla società civile, dagli organismi internazionali, dalle autorità nazionali e da altri parti interessate durante il processo di comunicazione (cfr. par. 151). Viene inoltre proposto un rafforzamento degli strumenti, volti a tutelare la trasparenza, garantendo un riscontro adeguato ai contributi forniti dagli attori della società civile (cfr. par. 151). Infatti, la Commissione Europea è chiamata a dare un rilevante seguito all’esercizio di monitoraggio svolto dal Gruppo di lavoro della Commissione LIBE sul controllo dei diritti fondamentali “DRFMG” (cfr. par.154).

Il meccanismo delle Raccomandazioni agli Stati membri

Per quel che riguarda le Raccomandazioni agli stati membri, analizzando i dati, si osserva che il 93% delle Raccomandazioni della Commissione erano già presenti nelle Relazioni degli anni precedenti e che solamente il 6% delle Raccomandazioni è stato pienamente attuato e implementato dagli Stati entro il 2025 (cfr. par. 161 della Risoluzione parlamentare).

La Risoluzione parlamentare invita quindi la Commissione Europea a rafforzare il meccanismo di controllo e follow-up delle raccomandazioni non attuate, introducendo parametri di riferimento misurabili ed utilizzando procedure di infrazione e condizionalità di bilancio (cfr. par. 161). Viene inoltre chiesto alla Commissione Europea di ricorrere, in casi di infrazione, a procedure accelerate e ad istanze di misure provvisorie innanzi alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, nonché alla promozione di ulteriori azioni giudiziarie, aventi ad oggetto la mancata esecuzione delle sentenze della Corte (cfr. par. 161).

Il capitolo dedicato all’Italia

Al fine di comprendere in modo più approfondito i punti della Risoluzione riguardanti le raccomandazioni agli stati membri, appare opportuno analizzare il capitolo dedicato all’Italia nella Relazione sullo stato di diritto della Commissione Europea per il 2025 (cfr.: https://commission.europa.eu/document/download/9ccf6a60-8e2f-4193-868b-30a24c9e37e0_it?filename=16_2_63949_coun_chap_italy_it.pd).

La Relazione della Commissione aveva dapprima evidenziato un miglioramento, a seguito delle raccomandazioni dell’anno precedente. Tale miglioramento, riguarda principalmente la digitalizzazione dei procedimenti giudiziari penali.  Tuttavia, sebbene siano stati compiuti ulteriori passi verso la piena digitalizzazione degli organi giurisdizionali penali e delle procure, la sua effettiva realizzazione continua a essere ritardata da difficoltà tecniche.

Si registra, inoltre, un modesto avanzamento nel garantire regole e meccanismi per provvedere al finanziamento dei media di servizio pubblico con l’obiettivo di assicurare la loro indipendenza. Tuttavia, pur essendo protetti da norme e iniziative specifiche, i giornalisti continuano a incontrare ostacoli nell’esercizio della loro professione. Non è avanzata la riforma della legge sulla diffamazione, che per alcuni aspetti desta preoccupazioni tra i giornalisti e i portatori di interessi nel settore dei media.

La Commissione Europea evidenziava, dunque, una serie di problematiche, come il mancato sviluppo del processo legislativo sulla riforma sulla diffamazione, la protezione del segreto professionale e le fonti giornalistiche evitando, al contempo, eventuali danni alla libertà di stampa.

Inoltre, è importante sottolineare che non vi è stato alcun avanzamento da parte dell’Italia nel rispettare gli impegni volti alla creazione di una Istituzione Nazionale per la promozione e e protezione dei Diritti Umani, in conformità dei principi di Parigi (ONU).

Inoltre, si rileva una mancata attenzione nell’affrontare e gestire con efficacia e rapidità donazioni, tramite fondazioni e associazioni politiche e si segnala, altresì, la mancata introduzione di un unico registro elettronico per le informazioni sul finanziamento dei partiti e le campagne elettorali.

In conclusione, si evincono diverse difficoltà, che l’Italia ha incontrato, insieme ad altri Stati membri nell’adottare le raccomandazioni fatte dalla Commissione Europea. A causa di tali evidenti problematiche di attuazione delle raccomandazioni, la Risoluzione del Parlamento Europeo invita la Commissione al rafforzamento nell’utilizzo di procedure di infrazione e condizionalità di bilancio quando le raccomandazioni ai singoli stati membri non sono rispettate (cfr. par. 161).

L’efficacia della Relazione annuale sullo Stato di diritto della Commissione Europea

La Risoluzione parlamentare evidenzia come la pubblicazione della Relazione annuale sullo Stato di diritto non sia stata sufficiente a rafforzare i valori sanciti dall’Articolo 2 TUE, sottolineando come essa debba portare ad azioni concrete (cfr.: par. 164). Ove opportuno, l’uso degli strumenti di esecuzione disponibili dovrebbe essere un’opzione per garantire il rispetto, da parte degli Stati membri, delle raccomandazioni contenute nella Relazione annuale sullo stato di diritto (cfr.: par. 164).

Nonostante il Parlamento Europeo accolga con favore gli sforzi della Commissione Europea nel riformare la propria metodologia di elaborazione e redazione della relazione annuale sullo “Stato di diritto”, chiede che nelle future edizioni vengano definiti e pubblicati parametri di riferimento e indicatori chiari e operativi per ciascuno dei 4 “Pillars” (Pilastri), con successiva verifica dell’esecuzione concreta, coerente e trasparente in tutti i Paesi membri (cfr. par. 149).

La Risoluzione parlamentare rimarca, inoltre, una questione essenziale per il Parlamento ovvero la propria influenza. Viene sottolineato, infatti, come le Risoluzioni del Parlamento non siano state prese pienamente in considerazione né dal Consiglio né dalla Commissione stessa (cfr. par. 150). La Risoluzione, quindi, invita la Commissione, Europea a ricercare una più stretta collaborazione con il Parlamento e ad effettuare una consultazione preventiva con il Parlamento, nel processo di elaborazione della Relazione annuale sullo stato di diritto (cfr. par. 153).

La tutela dei diritti fondamentali nella Risoluzione parlamentare

Ai fini dello specifico lavoro di osservatori in materia di diritti umani, è importante sottolineare che nella sezione dedicata ai diritti fondamentali, si trovano una serie di passaggi essenziali che orienteranno la politica europea per i prossimi anni. Dapprima, la Risoluzione parlamentare sottolinea che la tutela e promozione dei diritti fondamentali costituiscono un pilastro imprescindibile dello “stato di diritto”, in conformità dell’Articolo 2 TUE (cfr.: par. 93 della Risoluzione). Infatti, una violazione dello “Stato di diritto” minerebbe direttamente le fondamenta della costruzione europea, basata sul rispetto dei diritti umani, come ben enunciato nel Preambolo della Carta diritti fondamentali dei diritti fondamentali dell’Unione Europea. Di conseguenza, qualsiasi possibile limitazione dovrà rispettare l’Articolo 52(1) della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (cfr. par. 94 della Risoluzione).

Gli Stati membri devono dunque garantire l’uguaglianza dinanzi alla legge e il diritto di non-discriminazione anche nei procedimenti giudiziari. A tal fine, la Risoluzione parlamentare invita la Commissione ad agire concretamente nei casi di inadempimento considerando come misure sulla libera circolazione, sui diritti di soggiorno o ricongiungimento familiare, devono rispettare la Carta e l’articolo 21 della stessa (Principio di non-discriminazione) (cfr. par. 95). La  Risoluzione parlamentare ribadisce poi l’obbligo degli Stati membri di rispettare il diritto dell’UE e il diritto Internazionale nel campo della migrazione e dell’asilo, invitando la Commissione e gli Stati membri a garantire che le politiche in questo ambito (compreso il Patto sulla Migrazione e l’Asilo) siano attuate nel pieno rispetto della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, del principio di non-refoulement (non-respingimento), del principio di solidarietà e di condivisione delle responsabilità (cfr. par. 112).

La Risoluzione parlamentare esorta poi la Commissione ad inserire la violenza di genere nell’elenco dei reati riconosciuti dall’UE e ad iniziare una procedura legislativa dell’UE sulla lotta allo stupro così come definito dalla mancanza di consenso (cfr.: par. 116).  Infine, si chiede che l’accesso all’aborto sicuro e legale sia inserito come diritto fondamentale nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (cfr.: par. 117), poiché la salute e i diritti sessuali e riproduttivi sono parte integrante della parità e della lotta contro la violenza di genere (cfr.: par. 117 della Risoluzione).

 

Le raccomandazioni orizzontali

Avuto riguardo, invece, alle Raccomandazioni Orizzontali, la Risoluzione parlamentare, nei paragrafi 168-190, offre diverse ed importanti osservazioni sul tema. Essa invita, infatti, la Commissione ad estendere l’ambito di applicazione della Relazione annuale, includendo tutti gli aspetti inerenti all’articolo 2 TUE (cfr.: par. 172), ivi compresi tutti i diritti fondamentali, la parità di genere, la protezione delle minoranze e dei gruppi vulnerabili e il rispetto del diritto internazionale. La Risoluzione parlamentare poi sottolinea come il Consiglio debba rendere il dialogo sullo “Stato di diritto” più trasparente, interattivo ed orientato a risultati concreti, utilizzando, ad esempio, conclusioni dettagliate e provvedendo ad un successivo feedback sulle conclusioni della Commissione e del Parlamento (cfr. par. 183).

Le critiche alla Commissione Europea ed al Consiglio dell’Unione Europea

La Risoluzione parlamentare, inoltre, contesta il fatto che la Commissione ed il Consiglio abbiano finora respinto l’offerta del Parlamento di concludere un accordo interistituzionale su democrazia, Stato di diritto e diritti fondamentali (cfr.: par. 168) e propone che, fino a quando non sarà istituito un meccanismo autonomo dell’UE in materia (tramite un accordo interistituzionale), le istituzioni dell’Unione Europea debbano sviluppare ulteriori meccanismi di cooperazione, introducendo un ciclo annuale sullo “Stato di diritto”, strutturato in diverse fasi, che possa rafforzare la continuità, il coordinamento e l’impatto tra le istituzioni. Il Parlamento si augura anche che esso possa essere esteso a tutti i valori sanciti dall’Articolo 2 TUE (cfr. par. 169 della Risoluzione).

La Risoluzione, inoltre, invita la Commissione Europea ad includere, nelle sue future Relazioni sullo “Stato di diritto,” dei “Pillars” (dei Pilastri), dedicati specificamente e rispettivamente alla società civile ed alla lotta contro tutte le forme di odio e discriminazione (cfr. par. 173).

Nel paragrafo 183 della Risoluzione vi è infine un’aspra critica al Consiglio dell’Unione Europea, contestato a causa della sua incapacità di compiere passi in avanti significativi nell’ambito della procedura in corso ex l’Articolo 7(1) TUE in corso nei confronti dell’Ungheria.

Un’aggiunta significativa all’originale progetto di Relazione dell’Eurodeputato Arvanitis arriva con l’introduzione di una sezione della proposta dedicata interamente al “Ciclo annuale sullo Stato di diritto” (para. 191-197), volta ad una radicale riforma, da attuarsi mediante una serie di rilevanti proposte di cambiamento. Tali proposte riguardano sia la relazione della Commissione Europea (dalla metodologia usata, alla data di pubblicazione, al linguaggio usato), sia al ruolo del Parlamento (garantire l’adozione di una risoluzione annuale seguita da un follow-up della Commissione su come la Risoluzione sia stata presa in considerazione).

Nel paragrafo 196, inoltre, il Parlamento chiede che il Consiglio tenga conto delle conclusioni e delle raccomandazioni contenute nella Relazione della Commissione sullo Stato di diritto, nonché delle conclusioni contenute nella Risoluzione del Parlamento.

In conclusione, emerge qualche dubbio in tema d’impatto e di influenza di tale Risoluzione del Parlamento, poiché nonostante la Risoluzione rimanga uno strumento fondamentale di “Soft Law”, non è vincolante per gli Stati membri o per la Commissione stessa.