di Maria Vittoria Polticchia

In una risoluzione adottata martedì 28 aprile 2026, con 447 voti a favore, 160 contrari, e 43 astensioni, il Parlamento europeo ha invitato la Commissione europea a presentare una proposta legislativa per introdurre una definizione comune di stupro basata sull’assenza di consenso libero, informato, e revocabile, conformemente all’art. 36 della Convenzione di Istanbul.

Gli eurodeputati hanno inoltre esortato gli Stati membri che ancora applicano definizioni di stupro fondate sull’uso della forza ad allineare le proprie legislazioni agli standard internazionali (tra cui la Convenzione di Istanbul). I parlamentari hanno altresì richiesto agli Stati membri di garantire sostegno e protezione adeguati alle vittime e ai sopravvissuti in tutta l’Ue.

Con tale risoluzione, il Parlamento ha chiarito che il silenzio, la mancata resistenza, l’assenza di un “no”, un consenso precedente, la condotta sessuale passata o qualsiasi relazione attuale o precedente non devono essere interpretati come consenso.

Al contrario, il consenso deve essere valutato in base al contesto, tenendo conto di situazioni quali violenza, minacce, abuso di potere, paura, intimidazione, perdita di coscienza, ebbrezza, sottomissione chimica, sonno, malattia, disabilità e altre situazioni di vulnerabilità. I parlamentari hanno altresì ribadito che le risposte traumatiche, come l’immobilità temporanea e la “fawn response”, ovvero l’assecondare l’aggressore in situazioni di coercizione per evitare un’escalation o lesioni, debbano essere prese in considerazione nella legislazione e nella pratica giudiziaria.

Gli europarlamentari hanno inoltre ribadito la richiesta di includere la violenza di genere tra i reati dell’Ue, sanciti nell’art. 83 (1) del TFUE. Tale disposizione consente di stabilire norme minime comuni in materia penale per “sfere di criminalità” particolarmente gravi e di carattere transnazionale.

Secondo i deputati, solo una normativa basata sull’assenza di consenso può garantire un effettivo accesso alla giustizia per la vittima, la quale deve ricoprire un ruolo centrale nell’ intervento legislativo proposto. In questa prospettiva, si richiede altresì che le vittime e le persone sopravvissute ad uno stupro possano accedere ad assistenza e servizi medici immediati, completi, sicuri, confidenziali e specializzati per tutto il tempo necessario.

La risoluzione sottolinea inoltre la necessità di una formazione obbligatoria, regolare e mirata per i professionisti che entrano in contatto con le vittime, nonché di introdurre linee guida Ue sull’educazione alla sessualità e alle relazioni. Si evidenzia altresì che la legislazione proposta in materia di stupro dovrà applicarsi anche agli ambienti digitali e virtuali.

Come anticipato, attualmente, in diversi Stati membri (tra cui l’Italia), la definizione di stupro si fonda sull’uso della forza, richiedendo di provare la minaccia o violenza fisica subita dalla vittima. La risoluzione testimonia dunque l’urgenza di intervenire sulla questione, con una legge innovativa che preveda un’interpretazione estesa della nozione di stupro, per disciplinare anche situazioni che non permettono di esibire prove di una violenza fisica.

Spetterà alla Commissione europea presentare una proposta legislativa capace di soddisfare le aspettative degli eurodeputati, e che dovrà essere approvata degli Stati membri. Nel dibattito precedente all’approvazione della risoluzione, la commissaria per la Parità, Hadja Lahbib ha dichiarato di aver recepito chiaramente il messaggio del Parlamento, preannunciando l’avvio di “una mappatura approfondita per individuare future azioni legislative affinché il sesso senza consenso sia definito stupro in tutta l’Ue”.