di Maria Vittoria Polticchia
Il 17 luglio 2026, la Commissione europea ha pubblicato la VII Relazione annuale sullo Stato di diritto, analizzando gli sviluppi registrati in tale ambito in tutti gli Stati membri dell’Unione europea, ma anche in Albania, Montenegro, Macedonia del Nord e Serbia.
Attraverso la Relazione, la Commissione ribadisce il ruolo centrale dello Stato di diritto nel progetto europeo, essendo uno dei valori fondamentali dell’Unione ex art. 2 del Trattato sull’Unione europea. Come riportato nella Relazione, in un contesto di prolungata incertezza geopolitica, promuovere e proteggere lo Stato di diritto rimane un obiettivo strategico dell’Unione europea. Uno Stato di diritto consolidato è altresì essenziale per rafforzare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni pubbliche, per garantire la protezione dei loro diritti, proteggere la democrazia, ma anche per migliorare la competitività dell’Unione europea.
Il capitolo dedicato all’Italia evidenzia alcuni progressi nel rafforzamento del sistema giudiziario, attraverso nuove assunzioni di magistrati e personale amministrativo volte a colmare carenze strutturali. La Commissione rileva inoltre alcuni avanzamenti nella digitalizzazione della gestione dei procedimenti giudiziari. Permane tuttavia la criticità relativa all’eccessiva durata dei procedimenti giudiziari, che continua a rappresentare una delle principali sfide del sistema giudiziario italiano.
In materia di lotta alla corruzione, la Commissione valuta positivamente l’adozione della nuova strategia nazionale anticorruzione per il periodo 2026-2028 e le linee guida supplementari emanate dall’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) in materia di segnalazione degli illeciti. Restano tuttavia aperte alcune questioni, tra cui l’approvazione del disegno di legge sul conflitto di interessi, la regolamentazione dell’attività di lobbying e la disciplina del finanziamento dei partiti politici e delle campagne elettorali.
In materia di pluralismo e libertà dei media, la Commissione riconosce i progressi compiuti dall’Italia al fine di rafforzare l’autonomia finanziaria dell’autorità di regolamentazione dei media. Al contempo, vengono segnalate con preoccupazione le aggressioni e le forme di intimidazione che continuano a subire i giornalisti, nonché il mancato avanzamento nel processo legislativo di riforma sulla diffamazione e sulla tutela del segreto professionale e delle fonti giornalistiche.
Il capitolo italiano richiama inoltre i timori manifestati dai portatori di interessi relativamente al ricorso frequente alla decretazione d’urgenza e alle mozioni di fiducia, oltre al possibile impatto della legge sulla sicurezza del 2025 e del nuovo decreto in materia di sicurezza interna sullo spazio civico e sull’esercizio dei diritti e delle libertà fondamentali. La Commissione segnala inoltre il grave ritardo dell’Italia nella creazione di un’istituzione nazionale unica per i diritti umani (NHRI), nonostante alcuni timidi passi compiuti in tale direzione.
Tra le raccomandazioni rivolte all’Italia per migliorare lo Stato di diritto, la Commissione invita a completare il sistema digitale di gestione delle cause in tutti i gradi di giudizio, a sviluppare una disciplina sistematica dei conflitti di interessi, nonché ad adottare norme sul lobbying e istituire un registro operativo delle attività dei rappresentanti di interessi.
Si raccomanda altresì di intensificare gli interventi volti a gestire la pratica di incanalare donazioni attraverso fondazioni e associazioni politiche e di introdurre un registro elettronico unico per le informazioni sul finanziamento dei partiti e delle campagne elettorali.
In aggiunta, viene raccomandato all’Italia di portare avanti la riforma in materia di diffamazione, garantire la libertà di stampa in conformità con le norme europee sulla protezione dei giornalisti e costituire un’istituzione nazionale per i diritti umani in linea con i Principi di Parigi delle Nazioni Unite.
Alla luce degli elementi evidenziati, la Relazione sembra delineare un quadro di uno Stato membro nel quale, pur a fronte di alcuni progressi, permangono criticità in materia di trasparenza, indipendenza dei media, qualità della regolamentazione e tutela effettiva dei diritti fondamentali e dell’interesse pubblico. Pertanto, le raccomandazioni confermano che il processo di rafforzamento dello Stato di diritto in Italia resta ancora incompleto e richiede ulteriori interventi e costante monitoraggio.




